E' ARRIVATO L'INVERNO!!...

lunedì 13 ottobre 2008

Matrimonio,elisir di lunga vita


Si torna ai fondamentali: dopo anni di elogio dei single, o, al più, di due capanne e un cuore (ognuno a casa sua, meno stress e più libertà), ecco che molteplici studi evidenziano la bontà del matrimonio (o di una convivenza stabile) per gustarsi una migliore salute, a tutte le età ma soprattutto dopo i cinquant'anni. Dai templi sereni dei sapienti, come diceva Lucrezio nel De Rerum Natura, emergono dati molto confortanti a favore della stabilità affettiva. Il buon senso, peraltro, lo aveva già compreso da sè che la solitudine, al di là delle dichiarazioni orgogliose e bellicose, può portare un mare di guai, anche per la salute, se non è alleviata da un'ottima rete di affetti.

Extradomestici, amicali e familiari, arte in cui le donne hanno molta più capacità degli uomini. Tuttavia, in tempi in cui senza evidenza scientifica non si possono più fare affermazioni degne di ascolto, ecco che questa mole di dati favorevoli merita di essere analizzata, compresa e condivisa.

In sintesi, la vita matrimoniale (almeno serena, si capisce) riduce il rischio di malattie mentali, in particolare di depressione e Alzheimer, ridotto del 50\%. Riduce il rischio di malattie dismetaboliche: diabete, ipertensione, dislipidemie, o comunque ne aiuta un miglior controllo, anche farmacologico, con progressione di malattia più lenta, migliore qualità di vita e maggiore longevità: cinque anni in più per lei e ben dieci in più per lui, se sposati, rispetto ai single (che il maschio guadagni in salute dal matrimonio è cosa nota, ma addirittura il doppio di lei, questo non era ancora emerso così chiaramente!). Miglior controllo pressorio, miglior sistema cardiovascolare, significa anche meno infarti e ictus, che comunque compaiono più tardivamente rispetto ai single. Per lui, soprattutto se mantiene una discreta vita sessuale coniugale, anche meno tumori alla prostata. E, per entrambi, maggiore competenza immunitaria, meno malattie infiammatorie e minore suscettibilità alle infezioni virali, anche banali, come le influenze stagionali.

Ci sono denominatori comuni, in un buon matrimonio, che possano spiegare effetti positivi così apparentemente diversi per la salute? Certamente. Il primo riguarda gli stili di vita. In un matrimonio decente i ritmi quotidiani sono scanditi in modo molto più regolare che nella vita dei single. Colazione, pranzo o, almeno, la cena sono condivisi e, in genere, preparati con discreta cura. La qualità dei cibi, soprattutto in Italia, è molto valorizzata (e infatti siamo uno dei Paesi più longevi del mondo, insieme al Giappone). Frutta, verdura, legumi, cereali e carboidrati sono più presenti in un pasto domestico familiare che non nei pasti da single (basti guardare i carrelli della spesa dei single verso gli sposati). Questo si traduce in minor livello medio di colesterolo, miglior profilo glicemico, minori rischi dismetabolici, anche se su questo fronte possiamo tutti migliorare ancora molto, con minori rischi non solo cardiovascolari ma anche cerebrali. La demenza, infatti, riconosce l'accumulo di una sostanza tossica come l'amiloide (che causa la vera demenza di Alzheimer) nel 50\% dei casi. Nei rimanenti, la causa principale di demenza è aterosclerotica, ossia vascolare: ecco perché migliorare gli indici vascolari può ridurre quella parte delle malattie neurodegenerative più legata agli stili di vita che non alla genetica. Il sonno, questo grande custode della salute, è più regolare, per quantità di ore e per qualità, nelle coppie stabili. Gli sposati, rispetto ai single, sono meno vulnerabili all'abuso di alcool, droghe e fumo. Sono mediamente più sereni, meno depressi e, di conseguenza, hanno meno bisogno di compensare le loro frustrazioni e solitudini con l'assunzione di sostanze variamente psicoattive. Anche se il matrimonio non è proprio fantastico, la famiglia può essere un grande centro di affetti grazie ai figli, al legame con le famiglie di origine, alle maggiori occasioni di feste condivise. Nelle difficoltà e nelle malattie, la famiglia ha più probabilità di fare quadrato e di sostenere affettivamente il malato da cui invece (quasi) tutti fuggono se è single. Verità triste e terribile. Sul fronte oncologico, il dato più chiaro riguarda la minore incidenza di cancro alla prostata, come si diceva, negli sposati rispetto ai single: una delle ipotesi è che una vita sessuale regolare, consentendo una più costante eliminazione delle secrezioni prostatiche, favorisca anche l'eliminazione di possibili cancerogeni. In parallelo il miglior stato affettivo ottimizzerebbe anche la qualità della risposta immunitaria, essenziale in ogni tipo di tumore per rallentare progressione e rischio di recidive.Sul fronte affettivo, la convivenza serena appaga il bisogno più fondamentale: quello di attaccamento affettivo, di amare e di sentirci amati. Anche senza dichiarazioni d'amore sperticate, ci fanno stare meglio il profumo di casa, gli odori e i sapori condivisi, le voci care. Ci confortano le luci accese quando si torna a casa, la sera, soprattutto d'inverno, quando è più forte il bisogno di tana, le piccole e grandi conversazioni, sui figli, gli amici o i vicini. Ci fa stare meglio una cena seduti, insieme, invece che in piedi, al volo, sbocconcellando cose prese a caso dal frigo, come fanno molti single. Ci fa stare meglio il dormire insieme a qualcuno, soprattutto se l'affetto sereno rende cara la buonanotte, il respiro dell'altro nel buio, il calore della pelle, della sua presenza, che fa calare ogni tensione, ancor meglio se si fa l'amore di gusto e soddisfatti. Per la salute, più che i furori della passione (che non a caso, nell'etimo, ricorda il patire) conta la certezza degli affetti, grande stabilizzatrice di tutti i bioritmi che regolano i pilastri fondamentali della nostra salute, fisica e mentale. In tempi come questi, in cui le Borse tremano, l'incertezza economica aumenta, il rischio di licenziamento diventa concreto, la solitudine dei single può diventare ancora più dolorosa e pericolosa per la salute: non a caso sono già aumentati le depressioni e il rischio di suicidio, soprattutto, per il momento, nelle città americane più colpite dalle crisi delle grandi banche.E allora? Dopo anni di separazioni al primo litigio e alla prima difficoltà, è il caso di ripensare seriamente alla propria vita. Prima di sposarsi (è proprio la persona giusta per me?) ma anche prima di separarsi (abbiamo fanno davvero tutto per valorizzare tutto il buono che c'era quando ci siamo innamorati?), soprattutto se ci sono figli piccoli.Dalla crisi incombente ci viene una lezione di pragmatismo, di concretezza, che invita ad una maggiore assunzione di responsabilità verso la propria vita. Finito il tempo delle cicale, in un periodo che sarà comunque difficile per tutti, ricompattarci intorno al cuore degli affetti ci aiuterà ad essere un po' più sani, forse più sereni, e certo più capaci di speranza, dentro e fuori casa.Alessandra Graziottin

www.alessandragraziottin.it






Scuola ,i riformisti del no di Ernesto Galli Della Loggia

Che cosa realmente sanno della scuola, della causa per cui protestavano, gli studenti che l'altro giorno hanno affollato le vie e le piazze d'Italia? Probabilmente solo che il potere, cattivo per definizione (figuriamoci poi se è di destra!), vuole fare dei «tagli», termine altrettanto sgradevole per definizione, e imporre regole limitatrici della precedente libertà (grembiule, valore del voto di condotta), dunque sgradevoli anch'esse. Sapevano, sanno solo questo, non per colpa loro ma perché ormai da tempo in Italia, nel dibattito tra maggioranza e minoranza, e di conseguenza nel discorso pubblico, la realtà, i dati, non riescono ad avere alcun peso, dal momento che su di essi sembra lecito dire tutto e il contrario di tutto. Nulla è vero e nulla è falso, contano solo le opinioni e i fatti meno di zero.

Esemplare di questo disprezzo per la realtà continua a essere il dibattito sulla scuola. C'è un ministro, Mariastella Gelmini, che dice che la scuola italiana non funziona. Porta delle cifre: sul numero eccessivo d'insegnanti, sull'eccessiva percentuale assorbita dagli stipendi rispetto al bilancio complessivo, sui risultati modesti degli studenti, sulla discutibile organizzazione della scuola nel Mezzogiorno; evoca poi fenomeni sotto gli occhi di tutti: l'allentamento della disciplina, gli episodi di vero e proprio teppismo nelle aule scolastiche. E alla fine fa delle proposte. Discutibilissime naturalmente, ma la caratteristica singolare dell'Italia è che nessuno, e men che meno l'opposizione, men che meno il sindacato della scuola che pure si prepara a uno sciopero generale di protesta, sembra interessato a discutere di niente. Né dell'analisi né di possibili rimedi alternativi a quelli proposti.

Cosa pensa ad esempio dei dati presentati dal ministro Gelmini il ministro ombra dell'istruzione del Pd, la senatrice Garavaglia? Sono veri? Sono falsi? E cosa indicano a suo giudizio? Che la scuola italiana funziona bene o che funziona male? E se è così, lei e il suo partito che cosa propongono?
Non lo sappiamo, e bisogna ammettere che per delle forze politiche e sindacali che si richiamano con forza al riformismo si tratta di un atteggiamento non poco contraddittorio. Riformismo, infatti, dovrebbe significare prima di tutto la consapevolezza di che cosa va cambiato, e poi, di conseguenza, la capacità di indicare i cambiamenti del caso: le riforme appunto. Non significa dire solo no alle riforme altrui, e basta.
Infatti, alla fine, dato il silenzio circa qualsiasi misura nel merito, l'unica proposta che rimane sul tappeto da parte del Partito democratico e del sindacato appare essere virtualmente solo quella di lasciare le cose come stanno. Naturalmente nessuno si prende la responsabilità di dirlo esplicitamente, ma ancor meno nessuno osa esprimere il minimo suggerimento concreto.

In realtà, a proposito della scuola una proposta precisa è stata ed è avanzata di continuo dall'opposizione politico-sindacale. Alla scuola — ci viene detto — servono più soldi (nel discorso pubblico italiano, di qualsiasi cosa si tratti, servono sempre o «ben altro» o «più soldi»). Insomma, la colpa del malfunzionamento della scuola starebbe nelle poche risorse di cui essa dispone: ciò che almeno serve politicamente a rendere ancor più deplorevole la recente decisione del ministro del Tesoro di togliergliene delle altre. Peccato però che pure in questo caso, per dirla con le parole di uno studioso che non milita certo nel campo della destra, Carlo Trigilia, sul Sole-24 ore di martedì scorso, dall'opposizione «non è stata elaborata alcuna proposta di manovra finanziaria che spiegasse se e come era possibile coniugare rigore finanziario e scelte concrete diverse da quelle del governo». Dunque neppure sul come e dove trovare quei benedetti soldi l'opinione pubblica ha la minima indicazione su cui discutere, su cui fare confronti e alla fine farsi un'idea.

Questo non tenere conto dei fatti, dei dati concreti, questo continuo scansare la realtà, finiscono così per diventare uno dei principali alimenti della diffusa ineducazione politica degli italiani. Nel caso della scuola contribuiscono a far credere a tanti, a tanti insegnanti, a tanti studenti, di vivere in un Paese governato da ministri sadici, nemici dell'istruzione, che chissà perché rifiutano di distribuire risorse che invece ci sono; contribuisce a far credere a tante scuole, a tante Università, che i problemi possono risolversi con la messa in scena spettrale — più o meno per il quarantesimo anno consecutivo! — dell'ennesimo corteo, dell'ennesima «okkupazione».


Fonte: Il Corriere della sera

domenica 12 ottobre 2008

Bella ,di Jovanotti

Pace,serenità


L'allodola , di Antonia Pozzi


Dopo il bacio-dall'ombra degli olmi
sulla strada uscivamo
per ritornare:
sorridevamo al domani
come bimbi tranquilli.
Le nostre mani
congiunte
componevano una tenace
conchiglia
che custodiva
la pace.
Ed io ero piana
quasi tu fossi un santo
che placa la vana
tempesta e cammina sul lago.
Io ero un immenso
cielo d'estate
all'alba
su sconfinate
distese di grano.
E il mio cuore
una trillante allodola
che misurava
la serenità.

Freschezza,serenità



Specchio, di Salvatore Quasimodo

Ed ecco sul tronco
si rompono le gemme:
un verde più nuovo dell'erba
che il cuore riposa:
il tronco pareva già morto
piegato sul botro.

E tutto mi sa di miracolo;
e sono quell'acqua di nube
che oggi rispecchia nei fossi
più azzurro il suo pezzo di cielo,
quel verde che che spacca la scorza
che pure stanotte non c'era.

martedì 7 ottobre 2008

Guido piano di Fabio Concato

Inquietudine umana

Inquietudine umana osservata da tre angolazioni diverse .

11 giugno 1994, di Alessandra Riccio Tabassi


Una clinica
una camera
un letto.
La pioggia viene giù a scrosci
non si ferma
non vuole fermarsi.
Non possiamo andare contro la natura.
E' troppo grande.
Provo tristezza
tanta tristezza.
Il cervello funziona
ma non benissimo.
Il cuore è a pezzi.
L'hanno triturato
una forbice ben affilata
l'ha distrutto.
Un amore finito per sempre.

Spesso il male di vivere, di Eugenio Montale

Spesso il male di vivere ho incontrato:
era il rivo strozzato che gorgoglia,
era l'incartocciarsi della foglia
riarsa,era il cavallo stramazzato

Bene non seppi,fuori del prodigio
che schiude la divina Indifferenza:
era la statua della sonnolenza
del meriggio,e la nuvola,e il falco alto levato.

Mio Signore, di David Maria Turoldo

M'illudo,non so: a volte
oh,raramente! sento
invisibili mani passare
sulla fronte
e liberarmi dolcemente
da tristi pensieri:
allora non sono solo
a sopportare la lunga notte?

lunedì 6 ottobre 2008

È l'ingiustizia che crea violenza e aggressività
di Vera Slepoj
Il razzismo è una parola terminale, conclusiva, definitiva che stabil isce i territori privi di mediazione, sono i comportamenti declinati del pregiudizio, la forma convessa dell'interpretazione distorta delle differenze.In realtà il razzismo è la conseguenza di una infinità di cattive interpretazioni della diversità e dentro la banalizzazione di aspetti evidenti di un comportamento, una razza, una religione, un'ideologia politica,

Che si trasformano in rifiuto, rigetto ed estremizzazione della lettura difensiva della coabitazione e della condivisione delle diversità. Oggi si riparla di razzismo perché c'è un uso della violenza verso fasce della popolazione emarginata, emarginabile, debole, non ben inserita, almeno culturalmente, negli equilibri di un tessuto sociale fragile e precario. Il pregiudizio stabilisce e interpreta i paradigmi su cui si fondano le idee o i principi di aspetti dell'individuo negandone altri, una sorta di parcellizzazione delle caratteristiche di un'identità. Pregiudizio è quello di ritenere una razza inferiore all'altra, una religione inferiore o peggiore di un'altra, un'idea politica migliore o peggiore di un'altra, come si vede è sempre una forma negativa e controproducente che tende a banalizzarne alcune caratteristiche. Diventa una forma emarginata o foriera di pregiudizio che può trasformarsi in razzismo anche denunciare o stigmatizzare comportamenti individuali declinandoli in comportamenti generalizzati. Non si può dire che un Paese è razzista se ci sono comportamenti individuali di intolleranza, così come c'è la tendenza di definire razzista il bianco verso il nero, il musulmano verso il cattolico, la sinistra verso la destra, la destra verso la sinistra. In sintesi, è pericoloso banalizzare i fenomeni di intolleranza perché sono il risultato dell'incapacità o l'impossibilità di avere una giusta tutela e una giusta interpretazione su comportamenti socialmente rilevanti. Il senso di insicurezza, la sensazione che i cittadini di altri Paesi siano favoriti rispetto a quelli, nativi, ad esempio in Italia, l'idea che l'ingiustizia sia nelle strisce della quotidianità portano l'individuo a scegliere le vie dell'aggressività, la violenza e la perdita della capacità di mediare. La nevrosi di denigrare il proprio Paese, di denunciarlo e farlo sembrare negativo non è certamente un modo adeguato per creare quelle forme di equilibrio necessarie per far stare tutti in una casa oramai stretta e poco protagonista del suo futuro. Oggi il razzismo è in ogni angolo dell'animo umano, bianco o nero, perché guarda il mondo con sospetto e alterigia.

Vera Slepoj

Fonte: Il Gazzettino

domenica 5 ottobre 2008

La pazienza


La pazienza è la capacità di non farsi sopraffare dalle avversità, dalle difficoltà, dalle attese.
E’ accettare la necessità di dare tempo al tempo senza scoraggiarsi; è, per citare un bellissimo detto orientale
“Non spingere il fiume, scorre da sé”.
Non a caso è chiamata la virtù dei forti. Ci vuole infatti una serie di componenti perché essa diventi un
autentico corroborante spirituale: una è costituita dal controllo dell’ansia che l’attesa degli eventi o dei risultati
spesso procura; un’altra è la capacità di disciplinare gli impulsi frettolosi, che a volte viene meno per un
malinteso senso di indecisione.
La difficoltà principale della pazienza, infatti, è che può essere presa per passività, per debolezza,
confondendone l’intrinseca virtù con la rassegnazione o, peggio, l’ignavia.
L’equivoco diviene possibile se si identifica l’essere pazienti con la mancanza di azione, quando invece è un
atteggiamento tutt’altro che statico.
La pazienza educativa, ad esempio, di un genitore o di un insegnante mira ad ottenere dall’educando un certo
modo di comportarsi, ed è in questa ottica che la si esercita, ben sapendo quanto sia necessario non
intervenire precipitosamente o, peggio, a sproposito: la pazienza in questo senso non è indice di debolezza o
di indifferenza.
Ci sono persone che per indole non trovano molte difficoltà a nutrirsi di questo componente della dieta
spirituale, ma molte altre possono avere difficoltà caratteriali: pensiamo agli impulsivi; ai collerici; agli ansiosi,
per i quali agire con pazienza è spesso molto difficile. Per loro, come più o meno avviene comunque per tutti,
sono necessarie una ben chiara motivazione e una ferma disciplina mentale.
Cosa si intende per chiara motivazione?
Si intende un motivo consapevole che giustifichi lo sforzo richiesto dalla situazione.
Nelle relazioni affettive è l’amore la ragione di fondo che ci fa affrontare la fatica della pazienza per trovare un
accordo o accontentare le persone che amiamo.
Il tempo: ecco uno degli ostacoli più duri! Perciò questo nutrimento è un prezioso fattore di forza e vitalità
interiore.
La persona saggiamente paziente infatti sarà di certo capace di una vita affettiva attenta e generosa, sarà
inoltre una buona compagna di lavoro, certamente non superficiale e distratta, e difficilmente influenzabile;
inoltre la sua calma oculata la renderà un partner affidabile.
http://www.rosannalambertucci.com/

Perdonare

Non è facile perdonare. Chi ci riesce di voi?

Ho letto, in un libro che mi fa compagnia durante queste giornate, che perdonare non è altro che "lasciar correre":

mettere da parte i pensieri ed i sentimenti negativi che ci hanno accompagnato e liberarci, così, dal peso del rancore. Un peso che, altrimenti, ci farà solo star male.

Non significa approvare ciò che è accaduto ma fare un passo in avanti per staccarsi dal passato.

Quando proviamo del rancore verso qualcuno, molto spesso, stiamo rivolgendo un ' accusa a noi stessi per non essere riusciti a gestire in modo diverso la situazione che, ora, ci fa star male.

Che ne pensate?


Isotta

sabato 4 ottobre 2008

coraggio

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Il bicchiere

Mezzo pieno... mezzo vuoto....




Come lo vedete, voi?

Mezzo pieno o mezzo vuoto?

in queste ultime settimane, ho cercato di vederlo mezzo pieno!

.. anche se, a volte, c'è una domanda che mi assilla:

Chi si è bevuto la metà che manca?


" Un uomo che non rischia niente
per le sue idee
o valgono nulla le idee
o vale nulla l'uomo "

Platone

giovedì 2 ottobre 2008


38° Stagione Concertistica 2008

I Fioretti di S. Francesco D'Assisi

Venezia, Basilica Santa Maria Gloriosa dei Frari
il 3 Ottobre 2008 ore 21:00

Brani scelti dai celebri racconti del Santo di Assisi

commentati da musiche organistiche di scuola toscana

Arnoldo Foà, voce recitante
Giorgio Fabbri, organo Continua qui:


http://www.culturaspettacolovenezia.it/index.php?iddoc=9755



Fonte : Comune di Venezia