E' ARRIVATO L'INVERNO!!...

giovedì 6 novembre 2008

Hai mai sentito la storia dell'aquila bianca?



La grande aquila bianca vive più a lungo di qualsiasi altro uccello, anche fino a settant'anni. Ma per raggiungere quella veneranda età deve prendere la decisione più difficile di tutta la sua vita... La leggenda dice che a quarant'anni i sui artigli si fanno duri e più che mai affilati, le sue ali si accorciano e diventano molto pesanti e le sue piume s'assottigliano. Volare diventa un'impresa difficile. A quel punto l'aquila bianca ha due sole strade: o morire o confrontarsi con un doloroso rinnovamento che dura almeno sessanta giorni. Il processo di trasformazione consiste nel volare fino alle creste più alte della montagna e starsene lassù, in un nido, da dove per un po' non deve uscire. A questo punto l'aquila deve iniziare a sbattere il becco contro la nuda roccia, finché riesce a strapparselo. Dopo dovrà aspettare un po' fino a che le spunterà un rostro nuovo e lo userà per strapparsi le piume cresciute intorno agli artigli. Con gli artigli nuovi di zecca, si libererà di tutto il suo piumaggio vecchio e dopo qualche settimana di dolore sarà di nuovo in grado di affrontare un volo di rinascita, con ritrovata energia per almeno altri trent'anni. Molte volte nella nostra vita dobbiamo prenderci una pausa di riflessione, magari per leccarci le ferite, ed è allora che parte il processo di rinascita che ci permette di continuare a volare verso i nostri sogni, di liberarci dalle vecchie abitudini, dalle sofferenze che abbiamo patito, dalle tradizioni e dai ricordi che ci addolorano. Soltanto quando saremo liberi dal fardello del passato potremo trarre beneficio da ciò che ogni rinascita porta con sé. Non riusciremo mai a volare finché saremo legati dalle catene del passato... E io adesso sono rinato e sto volando, proprio come l'aquila bianca...
Alessandro
http://oltreilsentiero.splinder.com/

mercoledì 5 novembre 2008

Premio dolcezza


http://sognonuvole.blogspot.com/2008/11/premio-dolcezza.html


Grazie infinite Giacomo, anche perché ti sei ricordato di me.

lunedì 3 novembre 2008

i punti di forza

"Io sono convinto di avere la forza di cambiare"

  1. Ognuno di noi è responsabile delle proprie esperienze

  2. Ogni nostro pensiero crea il nostro futuro

  3. Ognuno di noi deve fare i conti con gli schemi mentali dannosi del risentimento, della critica, del senso di colpa e dell'odio per se stessi

  4. Sono solo pensieri e i pensieri si possono cambiare

  5. E' necessario che ci stacchiamo dal passato e perdoniamo tutti, compresi noi stessi

  6. Le chiavi per un cambiamento positivo sono l'approvazione di sé e l'accettazione di sé nel momento presente
  7. Il punto di forza è sempre nel presente

Cuore


dal pensiero positivo al pensiero creativo

Come migliorare la propria vita,
modificando il proprio sistema di pensiero

Il Pensiero Positivo nasce come esigenza di modifica e di miglioramento della qualità della vita che può avvenire in noi attraverso l'osservazione dei nostri pensieri.

La nostra mente lavora in continuazione seguendo degli schemi appresi dall'ambiente circostante, famiglia, scuola, lavoro, amicizie. Spesso però questi schemi causano un pensiero limitante che può condurre anche a degli stati di sofferenza in quanto non offrono degli spunti positivi riguardo alla vita.

Quante volte la sera al ritorno dal lavoro, o comunque al termine di una giornata si passa in rassegna quello che è successo ma di questo si ricorda solo gli eventi negativi, di tensione?
Anche questo è uno schema, pensare alle sole cose negative, e come schema può essere sostituito da uno migliore e più "CREATIVO" per la nostra esistenza.

Questi appunti sul modo di pensare sono una considerazione e non una critica a noi stessi. Uno dei concetti essenziali consiste nell'amare noi stessi, per quello che siamo, considerando che ogni cosa che abbiamo fatto fino ad ora era la migliore che potevamo fare in quel momento in base all'esperienza maturata.

Accettare questo ci permette di non auocriticarci, e di far giungere una maggior consapevolezza di prosperità nella nostra vita.
Come potrete leggere ne "I Punti di Forza" ognuno è responsabile delle proprie esperienze, e siccome ogni nostro pensiero crea il nostro futuro, possiamo fin d'ora provare a modificare gli schemi mentali a cui abbiamo ricorso fino


Molti avranno visto il film "L'attimo fuggente" e sicuramente ricorderete la scena degli allievi che salgono sopra la cattedra per avere un altro punto di vista. Trovare altri punti di vista significa rendere creativo ogni nostro pensiero e ogni nostro istante.
Per questo motivo molte persone che conoscono il pensiero positivo sono spinte attualmente a denominarlo CREATIVO,
primo perché così si esce da una connotazione dualistica positivo-negativo secondo perché si dà al pensiero un'impronta neutra ma non limitante: creativo...

creativo di ciò che si ritiene utile ed importante per noi stessi.
Lasciamo aperta la porta alle nostre enormi potenzialità, e ci accorgeremo che la nostra vita può guarire!

Una volta un amico disse parlando di una sua situazione: Questa è l'unica cosa bella di questo periodo.

Perché non dire: Questa è la prima cosa bella di questo periodo!
Non è mancanza di realismo, è semplicemente lasciare aperta la porta ad altre possibilità... la nostra mente riceverà così un messaggio creativo, apportatore, di nuove opportunità, invece di quello limitante.

Provando solo a cambiare questa frase potremmo comprendere che dietro al concetto: questa è l'unica cosa bella..., si potrebbero nascondere in realtà altre situazioni, altre emozioni, quali ad esempio quella di non meritare altre cose belle!

Cercando in ogni istante di essere coscienti di ciò che si pensa. Possiamo lavorare oltre che sul nostro aspetto mentale anche su quello emozionale, liberandoci così dei vecchi pensieri limitanti e creare in ogni secondo un miracolo nella nostra vita.


In queste pagine troverai gli strumenti essenziali per conoscere ed approfondire il pensiero positivo - creativo, come:

Louise e Teresa

I MIEI PENSIERI SONO CREATIVI

http://www.suonodiluce.com/pensiero/default.htm

Pensieri del

(dal libro omonimo di Loise L. Hay)

Quando ci sentiamo vittime a causa di eventi sfortunati o del comportamento altrui nei nostri confronti tendiamo ad isolarci, proviamo dolore e paura e siamo continuamente alla ricerca di qualcuno che ci possa salvare, che possa agire al posto nostro. Ma oggi abbiamo l'opportunità di scoprire le nostre capacità di vivere non come vittime, ma in modo da aumentare il nostro potere. Via via che incominciamo a entrare in comunicazione con il nostro Io interiore, riusciremo a contribuire a migliorare la qualità della nostra vita. E' una sensazione meravigliosa sapere di non dover dipendere da nessun altro ma di avere in noi stessi la meravigliosa facoltà di operare cambiamenti positivi nella nostra vita. E' una sensazione liberatoria.

Il cuore è il centro del nostro potere. Possiamo creare con facilità e senza sforzo quando permettiamo ai nostri pensieri di scaturire dalla sorgente affettiva del cuore. Riappropriati del tuo potere da ora.

Alcune persone si spaventano nel provare questo nuovo senso di libertà perché lo accomunano al concetto di responsabilità. Tuttavia questo termine vuole soltanto significare che siamo in grado di rispondere alla vita.

Fonte: Centro d'ascolto A. Scocco

venerdì 31 ottobre 2008

Viaggio inconsueto

un treno a vapore


Iniziativa non-profit: servirà
a raccogliere fondi destinati
alla ricerca. Un'occasione unica
per provare un viaggio inconsueto
TORINO
La Fondazione di Ricerca in Medicina Sperimentale (FIRMS) e il Museo Ferroviario Piemontese (MFP) organizzano “Un Treno a Vapore contro i Tumori”, un’iniziativa non-profit volta alla raccolta di fondi per la ricerca in genetica e oncologia. La quinta edizione si terrà sabato 1° Novembre con un treno rapido a vapore che collegherà Milano con Torino e che gli organizzatori hanno noleggiato da Trenitalia. L’iniziativa è svolta in collaborazione con GTT, Regione Piemonte e Gruppo Ferrovie dello Stato.

La partenza è prevista dalla Stazione Centrale di Milano alle 9.50 (binario 6) con arrivo alla Stazione di Torino Porta Nuova alle 12.15 (binario 19). Il treno viaggerà alla velocità massima di 100 km/h, con una fermata a Vercelli per il rifornimento di acqua nel tender (la macchina porta circa 6 tonnellate di carbone e 22 metri cubi di acqua).

La scelta della locomotiva a vapore per questo specifico convoglio è dettata dal fatto che è la migliore rappresentazione visiva e sonora della fatica dell’uomo, lo stadio immediatamente precedente il dolore e quindi la malattia. Siamo ormai giunti alla quinta edizione dell’iniziativa, che ha unito centri di ricerca medica nel Nord Italia: l’ultima volta il treno a vapore ha attraversato l’intero Nord, stavolta raggiungerà Torino per mostrare quanto fanno coloro che operano nel campo della sanità e quelli che “curano” vecchi treni.

Il treno verrà trainato dalla locomotiva a vapore 685.089, la più potente in servizio in Italia, che è stata costruita negli anni ’20. Il convoglio sarà formato da vetture storiche di I e II classe (ambientazione anni ’30-’40) e da una vettura che apparteneva al treno reale, divenuta poi presidenziale. La vettura è stata costruita a Torino negli anni ’20 e ha terminato la sua carriera come Vettura Salone di Stato.

All’arrivo a Torino, il convoglio incontrerà il treno storico del Museo Ferroviario Piemontese trainato dalla ultracentenaria locomotiva a vapore T3 e reduce da una tournée in Lombardia e Emilia-Romagna. Saranno presenti anche la locomotiva a vapore 640.148 e il locomotore elettrico E428.058 di Trenitalia, quest’ultimo curato dal gruppo Feralp di Bussoleno. Tutti questi rotabili saranno schierati sul binario 18. Dopo la cerimonia di benvenuto, i passeggeri verranno accolti dai tram storici guidati dai volontari dell’Associazione Torinese Tram Storici (ATTS) che accompagneranno i visitatori alla stazione della tranvia a dentiera Sassi-Superga dove sarà possibile pranzare. Nel pomeriggio ci saranno giri gratuiti della città sempre a bordo dei tram storici e si potrà visitare una mostra di modelli ferroviari dell’Associazione Arcamodellismo. La partenza da Torino è prevista per le 16.45 con arrivo a Milano alle ore 19.00.

Il biglietto costa 60 € e comprende il viaggio di andata e ritorno. I bambini con meno di 4 anni e le persone con più di 75 anni sono ospiti. Il pranzo alla stazione GTT della cremagliera Sassi – Superga ha un costo aggiuntivo di 15 €. Tutti i proventi dell’iniziativa verranno devoluti alle ricerche in oncologia medica.

Per ulteriori informazioni, contattare il Museo Ferroviario Piemontese (telefono 011.432.3200) o gli indirizzi amministrazione@museoferroviariopiemontese.com , marzia.roccia@unito.it , a cui sarà possibile richiedere l’acquisto dei biglietti, in vendita anche presso la biglietteria GTT presente alla Stazione di Porta Nuova.
I biglietti si possono acquistare anche a Milano rivolgendosi alle Agenzie Pandani (via G. Fara 13, 02 – 669.4541, info@padani.it ), alle stazioni Greco Pirelli, Certosa, Treviglio Ovest, Ponte San Pietro, Cologno e Locate Triulzi.

Fonte: La Stampa

giovedì 30 ottobre 2008

PROGETTO A.A.A. VOLONTARI CERCANSI


Il mondo del volontariato è una risorsa per il Servizio Sociale della Municipalità di Marghera, in grado di accogliere le difficoltà dei membri della comunità ed elaborare alcune delle necessarie strategie per affrontarle.
Anche quest'anno si è avviata la ricerca di volontari. Cerchiamo quindi cittadini per il supporto scolastico ed altre attività, con bambini e ragazzi.
Per queste attività di volontariato è anche previsto un riconoscimento dei crediti formativi per gli studenti ed un percorso di formazione per tutti.

Per informazioni:
telefonare agli Educatori allo 041/924371 (sede: via Toffoli, 56)
oppure inviare una mail a educatori.marghera@comune.venezia.it.

Concorso Spighette Slacciate

x ragazzi dai 14 ai 20 anni

"Essere adolescenti a Venezia",

questo il titolo di un concorso cinematografico di cortometraggi aperto a partecipanti che abbiano dai 14 ai 20 anni realizzato con la collaborazione della Municipalità di Venezia.

Chiunque voglia partecipare è invitato a fare pervenire entro giovedì 30 novembre 2008 un proprio filmato anche di pochi minuti al laboratorio culturale BlobGiudecca presso il Cz95 Centro Culturale - Giudecca, 95

Come raggiungerci:
da Piazzale Roma - Ferrovia linee 4 e 41
da San Zaccaria linee 2 e 42 fermata Zitelle

Per informazioni o per inviare un smstel. 329.210.55.79

newsletter@comune.venezia.it

mercoledì 29 ottobre 2008

Torta di mele con carote



Ingredienti per 4 persone
- 3 uova intere
- 100 gr di olio extra vergine
- 150 gr di purea di carote
- 160 gr di farina
- 150 gr di zucchero
- 3 mele renette
- 1 bustina di lievito
- Lamponi o frutti di bosco
Preparazione
In una casseruola battere le uova con lo zucchero, aggiungere la purea di carote e olio extra vergine.
Una volta amalgamati gli ingredienti, aggiungere la farina nella quale è stato miscelato il lievito.
Privare le mele della buccia e tagliarle a spicchi.
Caramellare gli spicchi di mela con zucchero di canna in padella.
Versare il composto in una tortiera o in un piccolo stampino da monoporzione e adagiare le fette di mela
caramellate.
Cuocere in forno a 175° per 40 minuti.
Guarnizione
Posizionare il tortino su un piatto e guarnire con salsa ai lamponi o frutti di bosco.

Fonte: Rosanna Lambertucci

No alla difesa di privilegi

Questa volta lo hanno notato in molti. La protesta di studenti, genitori e insegnanti contro i provvedimenti del ministro Gelmini, al di là dei suoi contenuti specifici e delle ragioni, anche fondate, da cui muove, ha qualcosa di automatico e di ripetitivo che la fa somigliare troppo ad altre proteste del recente passato: in particolare a quella di una decina di anni fa contro le proposte di riforma del ministro Berlinguer (allora vivacemente contestate anche da destra), che miravano fra l'altro a introdurre criteri di valutazione meritocratica nella carriera di insegnanti e dirigenti scolastici. Il sospetto, insomma, è che il movimento di contestazione finisca con l'inglobare e col nascondere dietro più nobili motivazioni l'ennesimo episodio di resistenza di singoli segmenti della società contro qualsiasi provvedimento capace di modificare uno status quo fatto di abitudini consolidate e di piccoli e grandi privilegi.

Per entrare nello specifico, i professori universitari hanno buoni motivi per protestare contro i tagli che minacciano di affamare gli atenei e di bloccare il turn over nella docenza per gli anni a venire. Ne avrebbero di ancora migliori se abbandonassero per sempre la logica dei finanziamenti a pioggia e del posto garantito a vita anche a chi non ha nulla da insegnare e se facessero autocritica sul modo in cui hanno gestito, per quanto in loro potere, l'istituzione universitaria, moltiplicando scriteriatamente cattedre, corsi di laurea e (complici i politici) facoltà e atenei. In tutt'altro campo, i magistrati hanno ottime ragioni per rivendicare un ruolo non meramente impiegatizio (e dunque a non volersi sottoporre al passaggio per i tornelli o al timbro dei cartellini). Ma sarebbero più convincenti se riconoscessero una qualche loro responsabilità nel collasso della giustizia penale e civile e se accettassero di far dipendere le loro prospettive di carriera da un serio controllo di produttività.

Né il principio sacrosanto dell'autonomia dell'ordine giudiziario, né quello, pure inviolabile, della libertà di insegnamento possono essere invocati per difendere nicchie di privilegio e di inefficienza. Tanto più che sappiamo come ogni istituzione autocefala tenda a diventare inefficiente e corporativa in assenza di forti meccanismi di controllo interno o esterno, o, in alternativa, di una situazione di concorrenza. Il compito di far prevalere gli interessi generali sulle spinte corporative spetta, naturalmente, al ceto politico, che però spesso lo elude, o non lo esercita col dovuto coraggio, preferendo praticare un gioco di sponda con le singole categorie, magari per mettere in difficoltà gli avversari di turno. Donde i frequenti scambi di ruolo fra centro-destra e centro-sinistra a seconda della posizione occupata in questa o in quella legislatura. Si spiega anche così il fatto che a tenere in scacco la politica nazionale non siano solo le categorie forti, vuoi per il numero (è il caso del mondo della scuola), vuoi per il ruolo istituzionale (come la magistratura). Tassisti, farmacisti e notai sono categorie numericamente esigue, poca cosa comunque rispetto alla massa degli utenti dei servizi da loro prestati. Eppure hanno resistito con discreto successo ai reiterati tentativi di introdurre misure liberalizzatrici nei settori di loro competenza. Non sarebbero stati così forti se i politici dei due schieramenti maggiori avessero saputo far fronte comune almeno su pochi provvedimenti largamente condivisi, anziché vantare la bontà delle proprie ricette svalutando quelle degli avversari.

Il clima della presente legislatura non è certo il più adatto alle convergenze e ai provvedimenti bipartisan. Eppure uno sforzo speciale di modernizzazione e di riforma si impone urgentemente all'intera classe politica. In una situazione di difficoltà economica, in cui tutti saranno chiamati a sacrificare qualcosa, i cittadini chiedono sì maggior protezione allo Stato, ma sono anche meno disposti a tollerare la difesa, comunque motivata, di privilegi e diritti acquisiti.

Giovanni Sabbatucci ( docente di Storia contemporanea alla Sapienza di Roma)

Fonte: Il Gazzettino




Back to life di Giovanni Allevi

lunedì 27 ottobre 2008


Educare, insegnare. Come una volta
di Alessandra Graziottin
Chi può negare che dalle nostre scuole si uscisse molto più preparati trent'anni fa? Il livello medio di istruzione all'uscita da elementari, medie, superiori e università è crollato. Che si tratti di scuole primarie, di istituti tecnici o di licei, la tendenza alla perdita di qualità è inesorabile. Reggono meglio i licei, solo perché i ragazzi hanno mediamente famiglie più istruite, per cui molte nozioni essenziali, tra cui l'uso decente dell'italiano e della capacità di pensare in modo strutturato, vengono appresi per osmosi familiare. La proliferazione del numero di insegnanti per classe, anche alle elementari, ha ridotto il senso di responsabilità che ogni insegnante aveva nei confronti della sua classe e dei suoi bambini.

L'aumentare il numero di classi per insegnante rende peraltro anche più difficile, per ammissione di molte, ricordare il nome stesso di tutti i piccoli. Ma se la maestra non si ricorda nemmeno i nomi, che senso di identità e di valore può trasmettere ai bambini che segue? L'aumento del numero di materie, che avrà certamente gratificato il narcisismo di qualche legislatore precedente, ha portato ad una minore attenzione alle materie fondamentali. L'uso dell'italiano è oggi mediamente penoso, per grammatica e sintassi, a meno che la famiglia non educhi in parallelo, e fin da piccoli, ad un uso appropriato del linguaggio. Oppure che qualche insegnante ancora appassionata/o del proprio lavoro non ci metta l'anima per trasmettere ai propri allievi il gusto della parola scelta con cura, per vestire ed esprimere in modo ineccepibile il proprio sentire. Non si tratta di essere fanatici dello stile, ma di qualcosa di molto più profondo: la parola è espressione del pensiero. Per parlare bene bisogna, prima ancora, pensare benissimo.Sulla matematica, poi, è meglio sorvolare. Con la complicità dell'uso delle calcolatrici, oggi molti bambini e adolescenti non sanno fare a mente nemmeno le operazioni più semplici.

E l'educazione? Osservate come si comportano molti ragazzi e ragazze, anche in classe. Quanto bullismo, quanta maleducazione, quanta arroganza, limpidamente ripresi dai telefonini sempre accesi (ma a scuola non dovevano restare spenti?). Bene, benissimo ha fatto il Ministro Gelmini a far riemergere dal passato il voto in condotta. E anche a riprendere il principio chiave secondo cui un basso voto nel comportamento comporta la bocciatura. Non aver acquisito i fondamentali del vivere civile di cui il comportamento scolastico è specchio e palestra giustamente deve essere stigmatizzato. Una cifra semplice, secca, sintetica, che traduca in modo indiscutibilmente chiaro come si comporti il bambino o l'adolescente a scuola. Bene la divisa, per ridare un minimo di decoro ad abbigliamenti variegati, dallo sciatto al provocante, più adeguati alle discoteche che non alla palestra della mente. Riprenderei l'ottima abitudine di alzarsi in classe e salutare, quando l'insegnante entra, come segno di rispetto per il ruolo, oltre che per la persona, come del resto ha richiesto il Presidente Sarkozy in Francia.E suggerirei al nostro coraggioso ministro di rilanciare il valore dell'apprendimento a memoria, dalle tabelline alle poesie. Questo tanto vituperato esercizio si basa su un principio fondamentale dell'apprendere: la ripetizione. Apri la mente a quel ch'io ti paleso/ e fermalvi entro; che non fa scienza/ senza lo ritenere, avere inteso. Questo lo diceva già Dante (Paradiso, canto V, vv. 40-42), in tempi non sospetti. Senza memoria non esiste alcuna altra facoltà intellettiva, né alcuna scienza. Ogni capacità si affina attraverso il consolidamento delle tracce di memoria: verbali, numeriche, musicali, uditive, visive, motorie, cenestesiche, e non solo cognitive. Lo sanno tutti coloro che riescono ad eccellere, anche nello sport e nella musica, per esempio. Quante ore di allenamento, quanti chilometri, quanti esercizi, quante ripetizioni di un gesto tecnico fa un atleta per arrivare ai vertici? E quante ore passa un musicista a suonare, prima di aver assimilato perfettamente uno spartito? Perché invece a scuola, dove si apprendono i fondamentali dell'istruzione, il principio della ripetizione viene così trascurato, banalizzato o addirittura deriso? Ripetere : dal latino re-petere, chiedere di nuovo, chiedere ancora, ci stimola dunque a richiedere. Anche alla propria mente, finché un concetto, ma anche una tabellina, non siano perfettamente appresi, sedimentati, consolidati, digeriti e fatti propri. Se fossi un insegnante d'italiano, o di altre lingue, farei con i miei alunni il gioco dei segreti delle parole, alla radice dell'ètimo, l'intimo significato di un termine: per appassionarli ad andare a fondo, alla ricerca delle radici del dire, grande metafora dell'educazione ad andare a fondo di ogni cosa. Ed incoraggerei i genitori, o i nonni, ad ascoltare figli e nipoti mentre ripetono le lezioni a casa, a voce alta. Questo esercizio educa il bambino e l'adolescente a concentrarsi sull'essenziale, a verificare in concreto quanto la ripetizione di un concetto sia stata sufficiente o meno, quanto l'espressione verbale sia adeguata. Lo educa ad ascoltarsi. E, in un mondo della comunicazione come il nostro, questa palestra diventa uno strumento vincente per la vita.Se mi esprimo discretamente, per esempio, è anche merito della nonna che mi ha ascoltata mentre ripetevo le lezioni, fino alla terza liceo. E mi ricordo ancora i suoi pacati ma fermi:No, non la sai ancora bene, accanto ai così gratificanti:sì, questo l'hai proprio imparato benissimo. Il suo sorriso affettuoso e il suo sguardo soddisfatto erano una ricompensa emotiva formidabile. E il principio della ricompensa - emotiva e fisica, prima ancora che economica- è fratello gemello del principio di ripetizione, negli animali come negli umani. Ecco allora che genitori e nonni potrebbero ridiventare dinamici co-allenatori della capacità di figli e nipoti di imparare e di esprimersi in modo sempre più stringente e appassionante. Non come obbligo, ma come gusto di assaporare insieme un dialogo esclusivo. Non c'è nulla di più esaltante, ad ogni età, di essere ascoltati con attenzione e affetto, senza tempo, anche nelle lezioni. E molto disamore allo studio nasce oggi dalla tremenda solitudine in cui molti bambini e adolescenti passano i loro pomeriggi.La nostra scuola era una delle migliori del mondo. E'stata saccheggiata da una molteplicità di interventi, che a torto si sono fregiati di slogan seducenti, quali innovare, rivoluzionare, modernizzare, rendere creativi, divertirsi, diversificare. E' tempo di tornare alle regole fondamentali dell'apprendere: il principio di ripetizione, di ricompensa, l'attenzione, la concentrazione, il silenzio, di cui è alleata indispensabile una buona condotta. Regole confermate anche dai più recenti studi di neurobiologia, etologia e psicologia.

Anche per questo fa bene il ministro Gelmini a continuare per la sua strada migliorativa della nostra scuola, nonostante attacchi, insulti e vituperi. Mostra al contempo coraggio e capacità di resistenza a quel perniciosissimo virus moderno che è la ricerca del consenso di tutti, a tutti i costi. I cambiamenti creano sempre anticorpi, resistenze, battaglie. Ma se ci si sente di essere nel giusto, è doveroso continuare nel cammino intrapreso. E fanno male gli studenti che si rifiutano di dialogare con lei. L'educazione al confronto è il sale di una società democratica. Perché i democratici, in questi giorni difficili di scioperi e dimostrazioni, sembrano averlo dimenticato?Alessandra Graziottin

www.alessandragraziottin.it

Fonte: Il Gazzettino

domenica 19 ottobre 2008

Il mio canto libero ,di Lucio Battisti



Questa canzone evoca sensazioni di libertà interiore

La gratitudine: un'onda che diffonde calore


Esprimere la gratitudine
Qualcuno dice di non essere capace di manifestare questo sentimento, qualcun altro si difende sostenendo
che si dimentica di esprimerlo.
Se vogliamo che il nostro spirito si avvantaggi di questo nutrimento è necessario abituarsi a tradurlo in
comportamento, cioè in azione oltre che a parole.
Può darsi che in principio serva un po’ di attenzione in più per vedere e apprezzare, ma spesso è una
questione di allenamento interiore che, se coltivato, ci porta a esprimere con naturalezza la gratitudine.
Se all’inizio della giornata ci abituiamo a cogliere i gesti, le facilitazioni, le cortesie di cui gli altri ci fanno dono e
in ogni occasione ci mostriamo grati, il nostro vivere quotidiano ci apparirà meno crudo di come a volte siamo
tentati di pensare.
Diffondere la gratitudine
Consapevoli di quanto questo comportamento, gratificando chi dà, cerchiamo di cogliere tutte le occasioni per
comunicarlo: così facendo ci sarà possibile, in molti casi, “contagiare” le persone con cui entriamo in contatto
facendo loro apprezzare il piacere della gratitudine.
Soprattutto le persone in formazione, come bambini, ragazzi, giovani, trarranno soddisfazione e saranno
invogliati a continuare se risponderemo ai loro gesti di attenzione o cortesia con la nostra esplicita gratitudine.
Nella tendenza generale all’egoismo e all’indifferenza facciamoci promotori di cambiamento premiando,
magari anche solo con un grato sorriso, ogni più piccolo segnale di altruismo e di solidarietà.
Fonte: la dieta dello spirito di Rosanna Lambertucci

Per la cura dei capelli


IMPACCO DETERGENTE E RISTRUTTURANTE
Vi presento la mia ricetta per lavare i capelli, rigenerarli e renderli lucidi e forti.
Potete usare questa preparazione al posto dello shampoo.
• 2 rossi di uova
• 1 bicchierino di rum scuro
• ½ limone grande spremuto
Mescolate tutti gli ingredienti in una ciotola fino a ridurli in una cremina.
Bagnate i capelli e applicate l’impacco.
Massaggiate per qualche minuto su tutta la capigliatura, comprese le punte. In questo modo i capelli vengono
lavati e rigenerati.
Dopo qualche minuto, risciacquate abbondantemente con acqua tiepida e, nell’ultimo risciacquo, per togliere
ogni residuo, aggiungete all’acqua abbondante aceto di mele.
Asciugate come d’abitudine.
Rosanna Lambertucci