Rimane alta la tensione sulla scuola alla vigilia dell'inizio delle lezioni in Lombardia, prima regione a far suonare oggi di nuovo la campanella. Il leader del Pd Walter Veltroni, il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani e il segretario del partito Socialista, Riccardo Nencini hanno attaccato nuovamente la «riforma» del maestro unico, nonostante le rassicurazioni del ministro Mariastella Gelmini sul tempo unico che, grazie alla riduzione del numero degli insegnanti, sarà «incrementato del 50\%».
Ministro che ha inviato un messaggio chiaro proprio ai sindacati e alla politica: per la scuola è «finita un'epoca», non è più un «ammortizzatore sociale», non può più essere uno stipendificio, ma deve diventare una leva per le prossime generazioni. Ragazzi a cui non può essere «rubato il futuro» come è accaduto ai giovani della generazione di Mariastella Gelmini.
L'argomento scuola ha trovato spazio anche nell'ambito del Wokshop Ambrosetti a Cernobbio, con un botta e risposta a distanza Gelmini-Epifani: il leader del sindacato ha detto di essere «preoccupato» e ha parlato di una «protesta molto estesa» delle famiglie, allarmate fra l'altro che non si garantisca la scuola fino alle 16,30.
«Mi dispiace la polemica - ha sottolineato il ministro -. Con il maestro unico il tempo pieno aumenterà, non ci sarà una diminuzione del servizio». Lo garantirà il fatto di avere più insegnanti a disposizione visto che «ci sarà un insegnante per classe, un insegnante per lezione». E comunque se a definire la qualità della scuola fossero i soldi spesi, il numero di insegnanti o le ore di lezioni la scuola italiana dovrebbe essere ai primi posti delle classifiche internazionali, cosa che non è: «Spendiamo più di altri, abbiamo più ore di lezione ma nelle classifiche della qualità siamo in fondo. È urgente la riforma e la riqualificazione della scuola». Infine ha detto che intenderà procedere con il confronto con i sindacati ma ha chiesto di finirla con i «veti incrociati» sulle riforme.
Sempre a Cernobbio, Veltroni ha detto di non credere che il «punto da toccare per primo fosse l'unica cosa che funziona bene: la scuola elementare». Secondo il leader del Pd, in tema di scuola occorre avere «un'idea complessiva di rilancio», il primo passo da compiere è quello di «motivare gli insegnanti e dare sicurezza ai ragazzi». Intanto i socialisti hanno annunciato una mobilitazione nazionale contro il maestro unico, a partire dal 15 settembre, primo giorno di scuola in gran parte delle regioni italiane.
Alla vigilia dell'inizio dell'anno scolastico, il ministro dell'Istruzione, Università e Ricerca ha spiegato la «filosofia» della sua «riforma»: «Per troppi anni logiche sindacali e governi compiacenti hanno ribaltato la missione della scuola», che «è fatta per gli studenti non per pagare una cifra spropositata di stipendi che sono pure da fame, così come gli ospedali non sono fatti per gli stipendi dei medici ma per i malati».
«È finita un'epoca: la scuola non sarà mai più un ammortizzatore sociale se lo mettano bene in testa tutti, sindacati compresi se non vogliono risultare impopolari nel paese... I dipendenti della scuola sono più di 1.300.000 e sono troppi. Io voglio una scuola con meno professori, più pagati e in cui viene riconosciuto il merito di tanti bravi che ogni giorno lavorano tra mille difficoltà. Il bilancio del ministero dell'Istruzione è utilizzato, infatti, per il 97\% per pagare stipendi», ha concluso Gelmini.
(Fonte : Il Gazzettino)
lunedì 8 settembre 2008
giovedì 4 settembre 2008
Immigrati,alcune scomode domande

Il problema costituito dagli extracomunitari è stato esaminato cento volte, da ogni punto di vista. Al loro ingresso in Italia e in Europa sono favorevoli non solo i progressisti, che lo considerano una inevitabile fatalità, ma anche molti industriali e impresari. Infatti servono operai per i lavori che gli italiani non vogliono più fare. Altri però sono preoccupati per questa massa che invade il nostro continente, cui non si riesce a dare un ordine accettabile, e siamo pressoché impotenti a controllare.
Spesso non si conosce neppure il loro nome, nè il Paese di provenienza perché essi distruggono i loro documenti d'identità. Spesso non possiedono una preparazione adatta per esercitare al meglio un vero mestiere o una vera professione. Così fatalmente finiscono per lavorare in nero, al soldo di imprenditori disonesti, o per entrare nel mondo della droga e della prostituzione. Ma lasciamo stare, dato che di tutto questo si è parlato anche troppo, e senza risultati concreti. Invece si è parlato pochissimo, o quasi nulla, del loro numero, e delle conseguenze che esso avrà nel futuro, e già comincia ad avere nel presente.
In Italia gli extracomunitari si avvicinano ai quattro milioni. È una cifra che accende molti interrogativi. I sociologhi ci dicono che quando in uno Stato gli stranieri stanziali superano il 5\%, gli scoppi di manifestazioni xenofobe sono pressoché fatali. In Italia la soglia di pericolosità è stata superata da un bel po'. Dico questo non certo per scusare gli xenofobi; voglio solo ricordare che questo istinto esiste, sia tra gli uomini che tra gli animali che vivono in branchi. La cultura, l'etica, le leggi possono frenare e diminuire i fenomeni, ma non potranno mai farli sparire del tutto. Violenza, xenofobia, razzismo sono odiosi. Ma, al di là di ogni retorica e di ogni utopia, ogni persona equilibrata è consapevole che si tratta di un fatto naturale, difficile da sradicare.
Tanto più che la cultura in cui viviamo, anziché sforzarsi di diminuire la violenza, la mette ostinatamente in vetrina, la iperbolizza nei film e nei libri. Offre continuamente modelli negativi alle menti più deboli, meno capaci di difendersi dalle suggestioni negative. A questo punto è lecito domandarsi quanti extracomunitari dovremo ancora far entrare nel nostro Paese e nel nostro Continente.
In Europa sono già circa venti milioni. Certo sono poveri, sventurati, affamati e fanno molta pena. Spesso sono anche perseguitati politici nei loro Paesi. Ma poiché sia in Asia che in Africa vi sono molte guerre civili, i perseguitati politici sono milioni. Come è possibile ospitarli tutti quanti, in nome di una solidarietà politica? Se poi i ribelli riuscissero a conquistare il potere, i perseguitati diventerebbero subito quelli che oggi stanno al comando. Non c'è da farsi illusioni. Ma quando cesseranno questi fenomeni, visto che nel Terzo Mondo vivono tre miliardi di poveri? Gli extracomunitari solitamente hanno molti figli. Anni fa ho conosciuto uno studente universitario del Gabon che aveva ventitrè fratelli.
Non passerà un secolo che gli extracomunitari europei, soprattutto arabi e africani musulmani, saranno in Europa più numerosi dei bianchi. Ottenuta la cittadinanza di Paesi occidentali, formeranno i loro partiti, entreranno nel Parlamenti, faranno leggi ispirate alla loro cultura. Questa non è fantasociologia. Nel Kosovo, nel giro di novant'anni, da una maggioranza serba e grecortodossa si è passati a una albanese e maomettana. Questa prospettiva non è molto rassicurante. Gli extracomunitari andrebbero aiutati, per quanto è possibile, nei loro Paesi, fornendo tecnologie, creando scuole, ospedali, università. Dunque l'Europa dovrebbe subito cominciare ad adoperarsi perché l'immigrazione diminuisca e finisca per arrestarsi. Ognuno ha diritto di difendere la propria cultura e la propria libertà.
I Cristiani rischiano di diventare minoranze a casa loro, magari perseguitate, come oggi sono perseguitati nel Sudan, in Pakistan, a Giava e nelle altre isole della Sonda, in molti Stati africani. Da noi si parla tanto di tolleranza, di accoglienza, di culture diverse che debbono vivere in armonia. Questo è il sogno di tutti, ma per lo più è ancora, appunto, utopia e retorica, perché nei fatti le cose molto spesso vanno diversamente. Se esse continueranno a svolgersi come ora, le civiltà europee saranno irrimediabilmente deformate, e i problemi del Terzo Mondo non saranno risolti se non in minima parte. Dobbiamo porci questi problemi in modi realistici e non utopistici. Il problema dei milioni di immigrati ha altri versanti, territoriali e geografici, che vanno richiamati all'attenzione di tutti. Gli studiosi di geografia antropica e gli ecologisti dicono che l'Italia, Paese di dimensioni modeste (300.000 kmq), sarebbe sufficiente per circa trenta milioni di persone. Siamo già il doppio. Lo stesso problema hanno Paesi come l'Olanda, il Belgio, il Lussemburgo, la Germania, l'Inghilterra, la Danimarca. Se gli abitanti di un Paese stanno troppo stretti, nascono guai di ogni genere. Diventano violenti, le regole ecologiche vanno a farsi benedire.
Sono gli Stati di grande estensione, come la Russia, il Canada, gli Usa, l'Argentina, l'Australia, il Brasile che potrebbero ospitare molti extracomunitari senza problemi di natura territoriale. Che noi continuiamo a spalancare loro le braccia pur ospitandone già quasi quattro milioni, è uno dei tanti assurdi che affollano la storia. In Sudafrica sparano a chi viola i confini. Lo faceva anche la Russia, all'epoca del comunismo. È voce diffusa che l'abbia fatto pure la Spagna. Sono esempi che non lasciano tranquilli su ciò che potrebbe accadere in un avvenire non lontano.
Carlo Sgorlon ( Il Gazzettino del 3 settembre 2008 )
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riflessioni
Un aiuto può salvare molti bambini innocenti da una morte per fame!

Ho letto un rapporto di un referente locale in Etiopia ,padre Abba Temesgen kebede,che scrive:" In Siraro Womda,dove sto operando, ogni giorno mi si spezza il cuore. In particolar modo alla vista di tanti bambini magri e malati, come se stessero per morire da un momento all'altro,è sempre terribile.
A centinaia non sopravvivranno un altro mese senza il nostro aiuto. Ogni giorno muoiono tanti bambini...."
E' incredibile che sui giornali non leggiamo niente di questa catastrofe. Centinaia di migliaia di persone del paese sono minacciate dalla morte di fame a causa della recente siccità. E per primi sono i bambini. Quante madri nelle ultime settimane hanno tenuto fra le loro braccia il loro bambino che stava per morire...
Un'ultima volta il grido per la fame
Un'ultima volta lo sguardo interrogativo del bambino
Un'ultima volta un affettuiso,consolante bacio
Un'ultima volta un abbraccio intimo
E poi la morte. Alle madri rimangono solo la disperazione e la paura.Anche i loro fratelli sono vicini alla morte. Ce la faranno a sopravvivere? L'aiuto arriverà in tempo?
(Fonte:Una lettera di richiesta d'aiuto da una Associazione Onlus)
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solidarietà
sabato 2 agosto 2008
Antica saggezza orientale
Abbi cura di questo giorno,
perchè esso è la vita
L'essenza della vita. Nel suo breve corso giacciono tutte
le realta' e le verita' dell'esistenza la felicita' della crescita
lo splendore dell'azione,la gloria del vigore
Perchè ieri non è che un sogno
e domani è solo una visione
vissuto a fondo
fa di ogni ieri un sogno di felicita'
e di ogni domani una visione di speranza.
Abbi ben cura,quindi
di questo giorno.
perchè esso è la vita
L'essenza della vita. Nel suo breve corso giacciono tutte
le realta' e le verita' dell'esistenza la felicita' della crescita
lo splendore dell'azione,la gloria del vigore
Perchè ieri non è che un sogno
e domani è solo una visione
vissuto a fondo
fa di ogni ieri un sogno di felicita'
e di ogni domani una visione di speranza.
Abbi ben cura,quindi
di questo giorno.
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riflessioni
La mia vita è un tesoro (C. Reinbolt)
La mia vita è un tesoro,ma io troppo spesso lo dimentico!
Una mano tesa,un sorriso che viene offerto,
una parola sincera,un'attenzione,uno sguardo.....
Ho tanto amore da donare: ecco il mio tesoro!
La mia vita è un tesoro,ma io troppo spesso lo dimentico!
La bontà che illumina i volti,la pace del cuore che rassicura,
il perdono che allontana l'odio,
il rispetto più forte di qualsiasi pregiudizio.......
Ho tanto amore da donare: ecco il mio tesoro!
La mia vita è un tesoro ,ma io troppo spesso lo dimentico!
La pazienza e la dolcezza,la tenerezza e l'affetto,la verità e il coraggio,
la giustizia e la condivisione....
Ho tanto amore da donare: ecco il mio tesoro!
Il tesoro che fa della mia vita una bellissima canzone!
Una mano tesa,un sorriso che viene offerto,
una parola sincera,un'attenzione,uno sguardo.....
Ho tanto amore da donare: ecco il mio tesoro!
La mia vita è un tesoro,ma io troppo spesso lo dimentico!
La bontà che illumina i volti,la pace del cuore che rassicura,
il perdono che allontana l'odio,
il rispetto più forte di qualsiasi pregiudizio.......
Ho tanto amore da donare: ecco il mio tesoro!
La mia vita è un tesoro ,ma io troppo spesso lo dimentico!
La pazienza e la dolcezza,la tenerezza e l'affetto,la verità e il coraggio,
la giustizia e la condivisione....
Ho tanto amore da donare: ecco il mio tesoro!
Il tesoro che fa della mia vita una bellissima canzone!
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riflessioni
Trova il tempo ( Saggezza irlandese )
Trova il tempo per lavorare:è il prezzo per riuscire.
Trova il tempo per riflettere: è la fonte della forza.
Trova il tempo per giocare:è il segreto della grandezza.
Trova il tempo per leggere: è la base del sapere.
Trova il tempo per essere gentile: è la strada della felicità.
Trova il tempo per sognare: è il sentiero che porta alle stelle.
Trova il tempo per amare: è la gioia vera della vita.
Trova il tempo per essere felice:è il sentiero della libertà.
Trova il tempo per pregare: è la musica dell'anima.
Trova il tempo per riflettere: è la fonte della forza.
Trova il tempo per giocare:è il segreto della grandezza.
Trova il tempo per leggere: è la base del sapere.
Trova il tempo per essere gentile: è la strada della felicità.
Trova il tempo per sognare: è il sentiero che porta alle stelle.
Trova il tempo per amare: è la gioia vera della vita.
Trova il tempo per essere felice:è il sentiero della libertà.
Trova il tempo per pregare: è la musica dell'anima.
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riflessioni
In ferie con la libro-terapia

Un libro per amico? Non solo. Un libro anche come terapia, da mettere in valigia perché la vacanza sia più rigenerante, per l'anima e non solo per il corpo. I libri sono spartiti misteriosi: ognuno può trovarvi la musica su cui accordare il proprio cuore. Possono aiutarci, e molto, ad ogni età, perché fanno vibrare le nostre corde più profonde. Per i bambini, si sa, le amate e universali fiabe hanno una capacità straordinaria: dar voce a sentimenti, emozioni, desideri, paure, che il piccolo non riesce ad esprimere a parole. Attraverso la rilettura, o il riascolto se il bambino è fortunato da avere un adulto che ami leggergli le fiabe il piccolo rivive nel suo immaginario il sogno di quella storia.
L'identificazione è immediata. E nella soluzione positiva il bambino scopre e ritrova quello straordinario strumento di fiducia nella vita che è la speranza: il credere con il cuore che anche i momenti difficili passeranno, che attraverso le difficoltà si diventa più forti, e che alla fine il bene trionferà. In un mondo sempre più disperato, nutrire (anche) con buone fiabe la fiducia nella vita è essenziale. Ed è un atto etico. L'antidoto più forte a quella seduzione suicida che poi travolge tanti nostri ragazzi nell'adolescenza. Anche i genitori affannati durante l'anno dovrebbero trovare, almeno in vacanza, il gusto e il tempo di leggere delle fiabe ai loro figli piccoli: come un tempo dedicato a se stessi, oltre che al bambino. Perché attraverso la scelta di una fiaba, più amata di altre, il bambino dà all'adulto la chiave per capire meglio il suo cuore, le sue paure, i suoi segreti, i suoi sogni. Il Gatto con gli stivali dà voce al bisogno di autonomia del bambino, ma anche alla sua capacità di reagire ad un situazione percepita di abbandono o comunque di minore attenzione, trovando una soluzione positiva e un po' magica a problemi difficili. Cappuccetto rosso invita all'attenzione e all'autoprotezione, perché i lupi, si sa, stanno dappertutto. Hansel e Gretel possono esprimere la sofferenza di bambini inseriti in nuove famiglie, più o meno allargate, in cui non si trovano benissimo, dopo la separazione dei genitori Per non parlare delle molte corde che sa suonare l'amatissimo Harry Potter.Per gli adolescenti, purtroppo, la lettura è oggi in caduta libera: colpa delle famiglie teledipendenti, nelle cui case i libri sono scomparsi, di una scuola che non sa trasmettere il piacere della lettura come terra del sogno e del sublime, e di biblioteche pubbliche che, con qualche eccezione, non sanno portare i ragazzi a (ri)assaporare il piacere di leggere, segnalando dei romanzi giusti, per appassionare. O raccolte di racconti, per coinvolgere stuzzicando l'attenzione su temi e orizzonti di versi. Un buon libro potrebbe invece aiutare moltissimo un ragazzo: perché un racconto che ci appassioni fa da specchio ai nostri desideri. Aiuta a riflettere, dando un'eco universale a sofferenze e preoccupazioni che credevamo solo personali. Fa uscire dalla solitudine nel momento in cui un protagonista parla come se noi stessi avessimo scritto quel testo. La lettura di un buon libro fa risentire sapori, odori, orizzonti di vita e luoghi d'altri tempi. Consente un'immedesimazione che può portarci fuori dal tempo, con un gusto profondo, come mi succedeva nei pomeriggi d'estate divorando i libri della biblioteca dei nonni. Il primo nome di un tumore (Epitelioma, si chiama, epitelioma), l'ho incontrato a dodici anni, nel racconto di Pirandello L'uomo dal fiore in bocca. E quel misto di attrazione, di passione, di voglia di vita e angoscia di morte che la donna sentiva per il protagonista ha attivato certamente riflessioni profonde che si sono poi continuate fino ad una netta scelta professionale. Un libro è maieutico, quando ci rende più chiare aspirazioni essenziali, ideali, percorsi di vita che vorremmo rifare, nel modo coinvolgente e profondo con cui solo un racconto o un romanzo può fare. Per un ragazzo, è un regalo strepitoso, quando dal magma di emozioni confuse anche un libro aiuta a sentire più chiaro il destino, e più forte il futuro che merita vivere. Fino a riuscire a sentire: So pensare, so digiunare, so aspettare come diceva Siddharta, nell'intramontabile libro omonimo, scritto da Hermann Hesse. Quanti, giovani e meno giovani, sanno vivere oggi questi tre strumenti principe per un'esistenza consapevole?
Certo, un libro può anche, semplicemente, consolare, divertire, rilassare, emozionare in modo struggente. E regalarci modi diversi di rapportarci al mondo, e anche alle vacanze. Per chi si concede una pausa in montagna, per esempio, è un ottimo compagno di viaggio l'eccellente raccolta di Racconti di montagna, a cura di Davide Longo (Einaudi). Dice il curatore:Le storie che cercavo dovevano essere toccate dalla montagna, più che abitarla. I loro protagonisti dovevano vivere l'esperienza della rarefazione cui la montagna obbliga l'uomo: rarefazione dell'aria, dei suoni, degli incontri, ma soprattutto del tempo. Perché la montagna ci obbliga in primo luogo a prendere atto di questa feroce verità: il tempo esiste, è il centro della nostra vita, ma non è fatto a nostra immagine e somiglianza. Ed ecco racconti che ci portano dal monte Fuji agli Urali, dal Kilimangiaro alle montagne delle nostre Alpi, a mangiare (in senso metaforico), la carne dell'orso: Il sapore di essere forti e liberi, liberi anche di sbagliare e padroni del proprio destino, come scrive Primo Levi nel suo struggente racconto Ferro, incluso in questa raccolta. Che si conclude con l'ispirata Ascesa al Monte Ventoso del Petrarca. Così, tranquillamente seduti con lo sguardo sui monti, si può viaggiare nell'arte, nella bellezza di parole ed emozioni, nella letteratura, e dentro la propria anima, per riscoprire emozioni dimenticate. Perché, diceva Marcel Proust, un lettore non legge i miei libri, legge se stessoUn bel libro ci consente anche un viaggio nel tempo e nello spazio, in cui cambia il contesto storico e anche questo, in sé, è appassionante, come nello splendido Memorie di Adriano, di Marguerite Yourcenar ma le emozioni sono universali. E anche l'invecchiare può ritrovare tutta la sua dolcezza penso a Ogni passione spenta, di Vita Sackville West - inquietudine o malinconia.In questa pausa estiva, regaliamoci una passeggiata dal libraio: uno shopping a basso costo e dal potenziale immenso, di piaceri sottili e di emozioni, che ci fanno ridere o sognare, abitando mondi diversi, e intanto ci alleggeriscono il cuore.
Alessandra Graziottin
www.alessandragraziottin.it
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Il corpo e lo spirito
I Figli
I vostri figli non sono vostri figli.
Sono figli e figlie del desiderio ardente
che la Vita ha per se stessa.
Essi vengono per mezzo di voi,
ma non da voi.
E benché siano con voi,
non vi appartengono.
Potete dar loro il vostro amore
ma non i vostri pensieri,
poiché essi hanno i loro pensieri.
Potete dar alloggio ai loro corpi,
ma non alle loro anime,
poiché le anime
dimorano nella casa del domani,
che voi non potete visitare
nemmeno nei vostri sogni.
Potete sforzarvi di essere come loro:
non cercate però di renderli come voi.
La vita, infatti, non torna indietro
né indugia sul passato.
Voi siete gli archi
dai quali i vostri figli
come frecce viventi son lanciati.
L’arciere vede il bersaglio
sul sentiero dell’infinito
e vi piega con la sua potenza
perché le sue frecce
volino veloci e lontane.
Lasciatevi piegare con gioia
dalla mano dell’Arciere;
poiché come egli ama la freccia che vola
così ama pure l’arco che è ben saldo
Gibran
Sono figli e figlie del desiderio ardente
che la Vita ha per se stessa.
Essi vengono per mezzo di voi,
ma non da voi.
E benché siano con voi,
non vi appartengono.
Potete dar loro il vostro amore
ma non i vostri pensieri,
poiché essi hanno i loro pensieri.
Potete dar alloggio ai loro corpi,
ma non alle loro anime,
poiché le anime
dimorano nella casa del domani,
che voi non potete visitare
nemmeno nei vostri sogni.
Potete sforzarvi di essere come loro:
non cercate però di renderli come voi.
La vita, infatti, non torna indietro
né indugia sul passato.
Voi siete gli archi
dai quali i vostri figli
come frecce viventi son lanciati.
L’arciere vede il bersaglio
sul sentiero dell’infinito
e vi piega con la sua potenza
perché le sue frecce
volino veloci e lontane.
Lasciatevi piegare con gioia
dalla mano dell’Arciere;
poiché come egli ama la freccia che vola
così ama pure l’arco che è ben saldo
Gibran
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poesia
Il "bancomat parlante",un aiuto per i non vedenti
Grande novità nei bancomat milanesi, infatti da oggi le persone non vedenti e ipovedenti potranno prelevare autonomamente dei soldi anche ad un passo dal Duomo: è stato infatti inaugurato stamani alla filiale di via Santa Margherita del Monte dei Paschi di Siena un 'bancomat che parla' appositamente attrezzato.
A collaborare all'iniziativa col Gruppo Montepaschi è L'Unione italiana ciechi.
L'utilizzo dello sportello è semplice: l'utente dovrà prima collegare una cuffia all'apposita presa jack nel pannello del bancomat e poi dovrà farsi guidare da una guida vocale che lo accompagnerà attraverso menù e sottomenù per procedere al prelievo.
Questa mattina Franco Lisi, un non vedente, è stato il primo a provare il nuovo sportello: ''Sono soddisfatto - ha detto Lisi - E' una procedura semplice e lineare. E' importante per noi ciechi sapere di poterci muovere autonomamente''.
Otto sportelli su dieci del Gruppo Montepaschi in Lombardia sono già abilitati a questo genere di operazioni (in tutta Italia sono il 75%) e il direttore della filiale Michele Catarsi, presente all'inaugurazione, tiene a precisare che per la Mps un'iniziativa del genere è un punto d'onore: 'Siamo da sempre attenti a questi temi - spiega Catarsi -, basti pensare che da 7 anni abbiamo aperto uno sportello per sordomuti.
Contiamo di abilitare entro l'anno il 100% dei nostri sportelli in Italia''.
Fonte: Il Giornale
A collaborare all'iniziativa col Gruppo Montepaschi è L'Unione italiana ciechi.
L'utilizzo dello sportello è semplice: l'utente dovrà prima collegare una cuffia all'apposita presa jack nel pannello del bancomat e poi dovrà farsi guidare da una guida vocale che lo accompagnerà attraverso menù e sottomenù per procedere al prelievo.
Questa mattina Franco Lisi, un non vedente, è stato il primo a provare il nuovo sportello: ''Sono soddisfatto - ha detto Lisi - E' una procedura semplice e lineare. E' importante per noi ciechi sapere di poterci muovere autonomamente''.
Otto sportelli su dieci del Gruppo Montepaschi in Lombardia sono già abilitati a questo genere di operazioni (in tutta Italia sono il 75%) e il direttore della filiale Michele Catarsi, presente all'inaugurazione, tiene a precisare che per la Mps un'iniziativa del genere è un punto d'onore: 'Siamo da sempre attenti a questi temi - spiega Catarsi -, basti pensare che da 7 anni abbiamo aperto uno sportello per sordomuti.
Contiamo di abilitare entro l'anno il 100% dei nostri sportelli in Italia''.
Fonte: Il Giornale
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segnalazioni
lunedì 7 luglio 2008
Anche l'abito fa lo studente

Divisa a scuola sì o no? Sì, per una serie di buone ragioni. Proposta da Gabriella Giammarco (Pdl) e considerata con attenzione dal ministro dell'Istruzione, Maria Stella Gelmini, questa possibilità ha suscitato molteplici commenti, non tutti favorevoli, anzi. L'obiezione più forte: la divisa non basterebbe a risolvere i problemi della scuola di oggi. Ovvio: del resto, nessuno che sia sano di mente chiederebbe ad una scelta formale di risolvere problemi strutturali. Tuttavia la forma può aiutare la sostanza. Innanzitutto, quando si parla di divisa si fa una scelta di appartenenza, di attribuzione di ruolo, di riconoscimento. Le divise sono diffusissime nella nostra società: non solo nei corpi militari, ma anche nell'ambiente medico e paramedico, nella magistratura, negli alberghi, soprattutto di livello, nelle cucine dei ristoranti, nei supermercati.
Sono in divisa, di fatto, i manager e gli avvocati, tanto per citare due categorie di ampia rappresentatività, seppure con una maggiore discrezionalità nel colore delle cravatte o delle camicie. E lo sono gli sportivi di ogni squadra e disciplina. Nessuno lo vive come una limitazione della libertà personale, un insulto alla propria intelligenza o un'espressione di statalismo arcaico. Non sono in divisa i creativi di ogni professione: ma anche questo è un dichiarare un'appartenenza ideale, e ha una sua logica e un suo senso.Perché stupirsi tanto all'idea che anche i bambini possano utilizzare la divisa e viverla in modo positivo? Anche per i bambini e gli adolescenti può essere importante riconoscersi da un vestiario condiviso, soprattutto se questo si associ all'orgoglio di frequentare una scuola di qualità, come succede all'estero, dove le divise hanno attraversato intatte e rispettate i furori sessantottini, le ribellioni autonomiste successive, la voglia di differenza e di anarchia, e più in generale la tendenza a ridurre drasticamente il senso di disciplina a scuola. I bambini italiani sono diversi? Non tanto. Basti pensare ai boy-scouts, che anche in Italia godono di ottima reputazione e hanno una loro amatissima divisa che nessuno si sognerebbe di barattare per un abbigliamento variegato. Per non parlare della soddisfazione con cui i bambini indossano la divisa della squadra preferita o di quella in cui giocano. Semmai, i più resistenti all'idea della divisa sono alcuni genitori, che vedono per l'appunto in questa scelta una limitazione del senso di libertà dei figli. Pretesa di libertà che tuttavia ha oggi superato ogni limite, confondendosi con la maleducazione dilagante, figlia dell'assenza di regole e di disciplina e della conseguente anarchia comportamentale; con l'indifferenza ai sentimenti e ai bisogni degli altri; con un narcisismo esibizionista di cui i genitori sono spesso i primi compiaciuti registi. Ricominciare da una scelta formale, può essere il primo segnale dell'urgenza di riscoprire altri e più sostanziali valori della scuola ormai vituperati e dimenticati. Certo, oggi non si pensa più al vecchio grembiule nero. Piuttosto, ad una divisa sul modello anglosassone, molto sobria: camicetta, gonna e giacca per le bambine e ragazze, pantaloni, giacca, camicia e cravatta per i maschi. Oppure jeans, camicia e giacca, purché con lo stesso stile e gli stessi colori. I vantaggi: il primo, un po' di sana uguaglianza. Così da limitare drasticamente la corsa attuale al vestito griffato anche per i piccolissimi, almeno a scuola. Scelta eccessiva per un bambino e che umilia tutti quelli che non se lo possono permettere. Il secondo: un po' di decoro. Uso apposta questa parola desueta, che indica l'ornare, l'abbellire: perché una bella divisa, uguale per tutti, contrasta nettamente con la tendenza alla sciatteria e al disordine, ma anche all'esibizionismo ammiccante, che in alcune scuole, soprattutto nell'adolescenza, è ormai a livelli sconfortanti. Chiaro: in parallelo dovremmo rioccuparci, e molto di più, del ruolo educativo della scuola, con una rinnovata dignità, formale e sostanziale. Eliminando i telefonini dalle classi una volta per tutte; esigendo una disciplina degna del nome, dagli insegnanti e dagli allievi, perché non è possibile apprendere nel caos. Esigendo il rispetto della casa dove si costruisce il futuro dei nostri figli, quale dovrebbe essere la scuola. Rispetto che include la pulizia dei muri e il divieto di imbrattarli, perché facendolo si insulta e abbruttisce lo spazio comune. Per concentrarsi soprattutto sull'apprendere e sull'allenare il cervello, strumento formidabile oggi sottoutilizzato, specialmente a scuola.Una divisa da scegliere o meno a discrezione dell'istituto scolastico e d'accordo con i genitori, come salomonicamente ha suggerito il ministro Gelmini. Una scelta comunque da considerare con attenzione, soprattutto se diventerà il fiore all'occhiello di una riscoperta dignità della nostra vituperatissima scuola.
Alessandra Graziottin
Fonte : Il Gazzettino
www.alessandragraziottin.it
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riflessioni
martedì 1 luglio 2008
A una ragazza,a un ragazzo

Forse l'hai già capito: non è facile crescere, ancor meno diventare adulti.
Essere grandi significa avere più libertà, più mezzi economici, ma anche molte più responsabilità.
Il tuo compito, la tua meta in fondo al viaggio, è diventare migliore dei tuoi genitori.
Alza la fronte. Non farti imbrogliare da chi vorrebbe comprare il tuo consenso con denaro o adulazioni, non ti far bastare ciò che sono disposti a darti. Il tempo ti dirà che le idee sono tanto più preziose quanto più sono diverse.
Alza la fronte e non porre limiti alla tua ambizione: essi sono fatti per essere superati attraverso passione e capacità. Non è vero che nella vita bisogna accettarsi, piuttosto è fondamentale sapere che ti puoi migliorare, qualsiasi sia la stagione che stai attraversando.
Sforzati di trovare il coraggio per dare spazio alla tua creatività, confida nel tuo talento cercandolo ogni giorno e ogni notte dentro di te.
Raschia il barile delle tue capacità, scopri ogni cunicolo della tua anima ma non donarla mai tutta, riservane sempre una briciola per ogni tua prossima passione.
L'esistenza non è una corsa di cento metri, ma una maratona meravigliosa e per arrivare alla fine occorre merito, non furbizia; voglia di essere disponibili a meravigliarsi, non infruttuose ricette alchemiche: "un uomo libero agisce sempre in buona fede e non ricorre all'astuzia", diceva Spinoza.
Non dare retta a chi ti indica le scorciatoie, prova ad osare strade difficili, evita tutto ciò che è comodo e diffida di chi te lo propone. Fa' crescere dentro di te rabbia e sete per l'inquietudine.
Non buttarti via, impara a dannarti senza perderti.
Alza la fronte e tieni dritta la schiena: nemmeno gli anni la curveranno, soltanto l'ignavia.
Ama la tua libertà e difendila da tutto e da tutti; adora la tua autonomia, riparala dal canto delle sirene ricattatrici: le dipendenze non fanno crescere, aiutano soltanto a smarrire il senso del viaggio.
Non farti atterrire dall'urto delle tue emozioni, contamina con l'eco di quel rombo magnifico chi, accanto a te, ha abbassato lo sguardo.
Impara che hai diritto a pensare che nella vita si possa e si debba tentare e sbagliare, e che nessuno ti deve poter giudicare per gli errori che commetterai, ma semmai per le omissioni che ammetterai a te stesso.
La riga la si tira alla fine, non certo a vent'anni, e, quando ti verrà di guardare alla vita come ad una straordinaria vallata percorsa, avrai finalmente capito che la sera cui sei giunto conosce segreti che il lontano mattino nemmeno poteva immaginare; ma dovrai anche sapere che ciò che di buono è stato l'ha costruito la tua anima, così come anche ciò che le tue forze non sono state capaci di compiere.
Prefazione di Paolo Crepet al suo libro " I figli non crescono più"
La forza della vita in una favola di Esopo
Quanto è difficile amare la vita!
C’è sempre un intoppo, un contrattempo, un dubbio ad offuscare i momenti spensierati, al punto che la felicità si individua e si riconosce solo dopo che si è perduta.
Siamo proprio noi i nostri peggiori nemici quando ci denigriamo, quando indugiamo in atteggiamenti sconvenienti, quando diamo voce alla nostra ansia trasmettendo agli altri inquietudine e disamore.
Il vecchio e la morte
Una volta un vecchio, avendo raccolto la legna e trasportandola, percorreva molta strada.
Per la fatica del cammino, avendo poggiato il carico, invocava la morte.
Essendogli apparsa la Morte e avendogli domandato per quale motivo la invocava, il
vecchio disse: “Affinché mi porti il carico"
La favola insegna che ogni uomo è amante della vita, anche se è sfortunato.
La morte sembra allora la panacea di tutti i mali e la invochiamo, forse solo scaramanticamente per tenerla lontana.
E’ una sensazione che ben conosce un vecchio immortalato da Esopo mentre prega prima ed elude poi la propria dipartita.
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riflessioni
domenica 29 giugno 2008
Uno strumento utile per non giocarsi la sicurerzza

Microsoft® lavora da sempre a stretto contatto con i genitori per offrire un ambiente più sicuro e protetto per i loro figli. L’ obiettivo è quello di fornire a tutti i genitori gli strumenti necessari a scegliere i giochi, sia online che offline, più adatti alla propria famiglia, a controllare l’accesso dei figli alle attività interattive online, a monitorare il tempo che trascorrono alla console e in generale ad essere tranquilli e a proprio agio con la nostra tecnologia.
Ha così realizzato e messo in rete la Guida " Gioca sicuro ,non giocarti la sicurezza"
(scaricabile gratuitamente all'indirizzo http://giocasicuro.msn.it),che mira,da una parte,a dare a tutti i genitori le informazioni necessarie a comprendere il gioco interattivo e, dall'altra, ad aiutare a decidere quali siano i giochi più adatti per i propri figli. http://giocasicuro.msn.it
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